Restauro Madonna dei sette dolori (Addolorata) in trono con Bambino

La finalità del progetto è quelle di mettere a punto nel dettaglio le tecniche di intervento più soddisfacenti per la pulitura e il restauro della “Madonna dei Sette dolori e Bambino” in stucco del XVIII nella Chiesa di Santa Maria e San Siro a Sale. In apparenza l’opera appare grossolana, ma sotto le pesanti ridipinture potrebbe al termine dei restauri apparire più elegante e raffinata. Sarà importante analizzare l’opera nelle sue fasi di realizzazione, i successivi restauri ottocenteschi, e approfondire i processi di trasformazione e degrado per valutare proposte ed esperienze di interventi attuali. Lo stucco è un’importante testimonianza non solo di un’epoca, come quella del barocco, dove raggiunge l’apoteosi dell’spressione artistica, ma anche del fare artigianale.
Il restauro dell’opera in oggetto è un’occasione per il recupero del sapere antico che ci viene trasmesso non solo dalla storia iconografica e descrittiva, ma anche attraverso il diretto contatto con la materia, risultanza di fasi di lavorazione da rileggere e reinterpretare. La scelta di condurre le indagini diagnostiche su una opera d’arte come quella dell’altare dei Sette Dolori di S. Maria e San Siro, realizzato da maestranze liguri, su soggetto imitante la statuaria genovese del Maragliano e dei grandi artisti dell’epoca, ci permette di ricostruire i diversi percorsi ancora inesplorati nella conservazione dei manufatti a stucco. La cappella dedicata all’Addolorata (o B.V. dei sette dolori), curata sin dal 1692 dall’omonima Compagnia, viene menzionata nella relazione di mons. Pertusati, nel 1750. Si descrive che essa si trova nella navata destra della chiesa con tre finestre ” cum vitris”, un altare e una balaustra in marmo, la statua in stucco della B.V. dei sette dolori posta nella nicchia sopra l’altare.
La scultura, che poggia su una base modanata, è seduta su uno sgabello reso invisibile dal drappeggio del manto blu a fiorami oro. Le mani sono giunte appena sotto il seno su cui è posto il gancio per le spade e per il cuore. Il volto ha un’espressione di dolore e gli occhi vitrei, caratteristica peculiare delle sculture devozionali liguri, sono rivolti verso il basso. Completano la scultura una corona stellata ed alcuni ex voto ottocenteschi.

La tipologia dello stucco, inconsueta per Genova, ma diffusa nel manierismo maturo, per esempio a Roma, o con tecniche decorative riservate agli interni, secondo un repertorio di elementi all’antica tipico del gusto del tardo Cinquecento, è presente nell’ambito genovese in tre casi che hanno analogie fra di loro, quello di Palazzo Lomellino Podestà in via Garibaldi, Palazzo Imperiale a Campetto e Palazzo Spinola Pessagno nell’area di Luccoli.
Genova per tradizione è conosciuta per le sue facciate dipinte “Genua Picta” e non per il filone tipologico delle facciate plasticamente decorate “Genua Ficta” . La funzione assolta da entrambe, oltre ad essere espressione artistica di un’epoca, servirà anche come elemento decorativo per unificare ed aggiornare edifici preesistenti, e quindi la facciata plastica diventa erede naturale di quella dipinta. I tre casi citati presentano analogie per i componenti dei partiti decorativi, fra di loro congruenti e significativi a livello urbano.
Nel secolo XVII non sono certo ignote le esperienze del barocco romano e quindi l’impiego dello stucco in sostituzione dei materiali più nobili, come il marmo, ma anche con autonome intenzioni espressive, non risulta affatto strano. Addirittura, in questi edifici la decorazione a stucco diventa elemento necessario per il completamento decorativo dei cicli ad affresco. Lo stucco, forse il materiale più povero dei materiali lapidei, si va a integrare con questi e si completa con decorazioni policrome di tipo mimetico. Vengono apportate variazioni nella composizione dello stucco usato per esterni rispetto agli interni; esso viene arricchito di opportuni addittivi quali pozzolana, coccio pesto, polvere di marmo, in grado di renderlo resistente all’acqua e agli agenti atmosferici. Inoltre da un punto di vista espressivo consente un effetto di chiaroscuri e morbidezza di forme e una riccheza decorativa difficilmente ottenibile con i consueti rivestimenti in pietra o marmo.

Indagini necessarie per la conoscenza
Oltre ad un rilievo grafico finalizzato alla mappatura delle zone diversificate a seconda del tipo di degrado sarà fondamentale un’analisi fotografica attraverso dettagli e macro fotografia a luce radente e incidente.
Verrà fatta un’indagine stratigrafica del colore per capire i vari strati del colore presenti e quale fra questi sembra essere il colore originario. Importanti sarà anche l’indagine della pellicola pittorica. Da non trascurare la ricerca bibliografica e archivistica, che, oltre a dare informazioni storiche sulla proprietà e artistiche sull’edificio, verrà rivolta alla conoscenza di metodi e materiali usati nei precedenti interventi di manutenzione e restauro.
È proprio intorno alla fine del Seicento, primi anni del Settecento che vengono eseguiti lavori di ammodernamento che riguardano le parti interne ed esterne dell’edificio, a partire della caduta del campanile ed alla sua ricostruzione.
Dalle descrizioni delle opere nei documenti d’archivio, non è stato possibile avere indicazioni sulle malte utilizzate e sulla loro composizione sarà quindi necessario esaminarle attraverso campionature la composizione delle malte.
In particolare, si prevede di effettuare una campagna di analisi in situ mediante una serie di strumentazioni tecnologicamente avanzate attraverso l’impiego di differenti metodiche che utilizzeranno indagini non distruttive con:
1. Riflettografia multibanda (720/850/950/1050 nm) e relativa elaborazione delle immagini digitali e redazione di relazione tecnica dettagliata.
2. Immagini fotografiche con Fluorescenza UV: verrà fornito un fotomosaico a colori, analisi ed elaborazione digitale, al fine di illustrare la distribuzione spaziale delle disomogeneità di fluorescenza ottica con redazione di relazione tecnica dettagliata.
3. Ripresa fotografica a luce radente per evidenziare eventuali caratteristiche tecnico-esecutive e/o particolari del degrado.
4. Esame al videomicroscopio con ingrandimenti 200x e 50X effettuate a campione in corrispondenza delle diverse cromie, distribuendo in modo omogeneo i punti sulla scultura murale.
5. Esecuzione di prelievi di microcampioni particolarmente significativi da sottoporre alle analisi di laboratorio con la finalità di approfondire lo studio della tecnica pittorica attraverso la caratterizzazione dei materiali presenti negli strati preparatori e nelle stesure pittoriche, da concordare con i funzionari di Soprintendenza.
Se necessario e suggerito dal funzionario di Soprintendenza, verranno effettuati i microprelievi in sezione lucida trasversale che saranno analizzati in microscopia ottica, in microscopia elettronica a scansione (ESEM/EDS) e mediante microspettrofotometria FTIR o RAMAN, in collaborazione con il Dipartimento per lo Sviluppo Sostenibile e la Transizione Ecologica Università degli Studi del Piemonte Orientale e saranno condotte dal Prof. Maurizio Aceto che da anni è impegnato, a livello mondiale, nell’attività di ricerca sui beni culturali.

Analisi dello stato di degrado dell’opera
Lo stato di conservazione dell’apparato decorativo ad una lettura visiva risulta molto precario e fortemente ridipinto, diverse le parti mancanti, quasi tutti i perni in ferro erano gonfiati creando spaccature e cavillature del modellato.
Sempre nelle decorazioni in stucco si presentano consistenti depositi di particellato atmosferico e localmente da croste nere, specie nelle parti di maggior aggetto, sono inoltre presenti efflorescenze saline al di sotto delle quali si trovava la malta decoesa, erosione della superficie, reiterate riprese del colore di finitura.
L’opera appare molto rovinata, il colore si presenta frammentario, lacunoso, estremamente consunto, e fortemente ridipinto, numerose sono le integrazioni otto/novecentesche che hanno appesantito la grazia dell’opera. In alcuni casi le lacune sono state compensate da una massiccia reintegrazione pittorica, alterata di tono, spesso sovrapposta all’originale. Anche molte dorature sono otto/novecentesche sempre ad oro zecchino a missione.
L’opera è interessata da notevoli problemi conservativi differenziati per caratteristiche, entità e gravità.
Sull’intera superficie pittorica sono presenti strati di polvere sedimentata celata sotto alle ridipinture trasparenti che ottundono la cromia che ne rendono difficoltosa la lettura. Risultano particolarmente evidenti sbiancamenti, opacizzazioni e residui di ridipinture.
Lo stucco presenta una discreta adesione alla muratura sottostante, ma si sono riscontrati alcuni problemi di coesione e distacchi. Sono presenti diffuse lacune risarcite con stuccature effettuate in precedenti interventi, che andranno verificate in corso d’opera e rimosse qualora risultassero non idonee. Appare invece evidente l’alterazione cromatica degli interventi pittorico eseguiti sulle stuccature.
La presenza di ridipinture è piuttosto estesa, alterata cromaticamente e realizzata con materiali non congrui; infatti, molte zone presentano fenomeno di sollevamento ed esfoliazione.

Interventi conservativi
Previa rimozione o trattamento antiossidazione dei perni che si presentano degradato e/o intaccati dalla ruggine, tutte le superfici interessate dalla presenza di sali saranno pulite con resine scambiatrici di ioni, e risciacqui acqua deionizzata, fino alla rimozione completa dei sali solubili. Verifica ed esami della malta, che consentiranno di effettuare le ricostruzioni del supporto poi accompagnate cromaticamente, utilizzando tecniche e materiali simili all’originale : mediante la stesura di marmorino caricato con gli stessi pigmenti rinvenuti nella cromia originale e protezione finale con cera vergine d’api e canauba e successiva lucidatura un panno di lana morbido.
Durante la pulitura si effettueranno delle indagini dei pigmenti condotte dal Prof. Maurizio Aceto del Dipartimento per lo Sviluppo Sostenibile e la Transizione Ecologica Università degli Studi del Piemonte Orientale.
Il consolidamento delle parti in stucco originali, interessate da decoesione della malta, verrà effettuato imbibendo la materia con nanocalci (Nano-estel/ Nanorestore) .
Tutte le lacune del modellato, anche con funzione statica, verranno ricostruite con malta a base di calce naturale esente da sali, sabbia di fiume opportunamente lavata con acqua deionizzata, polvere di marmo, e poi rifinite con marmorino pigmentato come sopra.
La protezione finale verrà effettuata con cera naturale a base di cera d’api stesa a pennello con successiva lucidatura con panno morbido di lana.

Alcune riflessioni in merito all’operare oggi
Si rileva un’inversione di tendenza nell’operare nel restauro ritornando a come si operava un tempo, sia nell’uso di materiali naturali senza prodotti chimici sia con tecniche consolidate dalla tradizione. Sicuramente dall’epoca dell’industrializzazione ad oggi si sono spalancate le porte ad una nuova tecnologia e a nuovi materiali che per un certo settore dell’edilizia sono stati straordinariamente innovativi, ma non per il settore del restauro, dove la durata nel tempo dei materiali non ha confronti temporali con quelli moderni. Si presentano due fattori sicuramente negativi a questo proposito che sono le maestranze che non si basano sul sapere attraverso la tradizione generazionale e la necessità di lavorazioni molto rapide con tempi di asciugatura ridotti al minimo causati anche da una crescita progressiva dei costi della mano d’opera. Inoltre, il concetto di manutenzione è completamente trascurato mentre sarebbe molto utile per bloccare sul nascere i processi di degrado. Si aggiungono infine problemi legati all’inquinamento atmosferico cui i materiali tradizionali storicizzati non erano certo abituati. Ma da questo esempio di intervento, come da altri casi seguiti, si può asserire che ancora oggi servirsi dei prodotti tradizionali nel restauro ha una sua validità, purché vi sia una conoscenza approfondita delle caratteristiche di questi materiali e del tipo di lavorazione che necessitano di conoscere il più a fondo possibile il monumento oggetto dell’intervento in tutti i suoi componenti.

Lasciamo, per eventuali interessati a sostenere questo progetto, il numero del conto corrente: IT64P0623048190000046584331 Crédit Agricole Castelnuovo Scrivia
COMITATO AMICI DI S. MARIA E S. SIRO ODV